18 anni. Burkina Faso
 

Intervistatore: Come ti chiami?
A: Mi chiamo Abdoul Sare.
I: Quanti anni hai?
A: Ho 18 anni
I: Da quale paese vieni?
A: Burkina Faso.
I: Da quanto tempo sei in Itaia?
A: Sono in Italia da un anno e 4 mesi.
I: Chi ha scelto i tuo nome?
A: Mio padre.
I: Che cosa significa?
A: Significa generoso che dà aiuto alle persone
I: Ti piace i tuo nome?
A: Si mi piace.
I: Qualcuno ti chiama in un modo diverso?
A: I miei amici mi chiamano in un modo diverso che ci siamo dati tra amici.
I: E ti piacciono questi nomi?
A: Si mi piacciono
I: Gi italiani ti chiamano in un modo giusto?
A: Si.Il mio nome è troppo difficie: il mio nome è Saru Aubdul Gaffari. Quindi gi italiani mi chiamano Abdoul. È bello. Fa niente.
I: E quando sbagliano li correggi?
A: Non li correggo. Mio padre si chiama Saribsi ma lo chiamano Sari, tutti gli italiani lo chiamano Saru perché il nome è corto.
I: C’è un nome italiano che ti piace?
A: I nomi italiani mi piacciono perché non sono difficili e c’è anche differenza perché finiscono con A femminlie e con O maschile, quindi sono facilissimi.
I: Ma c’è un nome di persona che ti piace.
A: No, quello no mi piacciono tutti i nomi italiani.
I: Che nome darai ai tuoi figi? Nomi italiani o nomi del Burkina?
A: Dipende perché non posso decidere solo io. Se c’è anche mia mogie può decidere di dare il nome, quindi non posso sapere.

Scuola
I: Sei andato a scuola nel tuo paese?
A: Si sono andato a scuola.
I: Fino a quanti anni?
A: Sono andato a scuola fino a 9 anni, mi sembra. Ho fatto 8 anni alla scuola.
I: Che tipo di scuola hai fatto?
A: Le elementari e dopo sono andato alle superiori. Ma non ho potuto finire perché avevo visto... Perché i miei genitori avevano alcuni parenti che abitavano in centro Burkina Fasu ad Aga Du e io ero lì da loro a studiare e dopo ho smesso perché loro volevano venire in viaggio, non so perché, cosa è successo. Sono andato lì per fare la scuola: abitavo lì, dormivo lì e dopo loro volevano venire in viaggio. Quell’anno non ho potuto studiare e sono venuto in viaggio e ho studiato un po’ e dopo sono venuto qui in Italia.
I: Quante persone eravate in classe?
A: Almeno 74 persone.
I: Prova immaginare di essere adesso nella tua classe, che emozioni provi? Qual’ è a prima cosa che vedi o senti come odore?
A: Al momento non posso dire perché lì abbiamo solo un insegnante, siamo pochi e l'insegnante riesce anche a spiegarti bene. Sento che questa qua è la differenza.
I: Qual' è l’esperienza più bella che ti ricordi della scuola in Burkina?
A: La scienza.
I: Invece la cosa più brutta che non ti piaceva della tua scuola?
A: Che non mi piaceva, non è che non mi piace solo questa cosa io ho paura, non mi sono concentrato in questa cosa. Era una cosa come probema, noi facciamo poi dobbiamo spiegare e c’è anche ora che dobbiamo fare poi ti danno 5 minuti da fare.
I: Ok. Probemi. Invece rispetto ai professori e ai compagni, ti piaceva tutto? Non ti piaceva qualcosa?
A: No, mi piaceva tutto. Solo la mia materia non mi piaceva era questa cosa che non mi dava tanto tempo per fare.
I: Dimmi tre regole della tua scuola che dovevi rispettare.
A: Durante le lezioni non possiamo parlare ne rispondere a telefono o uscire troppo, non puoi chiedere spesso il permesso per andare in bagno perchè tu vai in bagno e poi vai a fare un giro.
I: Cosa succedeva se queste regole non venivano rispettate?
A: Alle elementare i professori picchiano i bambini, alle superiori ti togono i punti.
I: Tu sei mai stato punito quando non rispettavi una regola?
A: Una volta si. Anche quando si arrivava a scuola in ritardo. Ero arrivato in ritardo, ho bussato ma il professore mi ha detto che non potevo entrare, sono rimasto lì tre minuti e poi mi ha lasciato entrare.
I: Quindi sei solo rimasto fuori.
A: Si sono rimasto fuori.
I: E cosa hai provato in quel momento quando ti ha punito?
A: Non ho provato niente perché lo sapevo anche io che ho fatto un errore. Alcuni ragazzi dicono che non puoi entrare allora tornano a casa. Io sono rimasto lì e lui l’ha saputo e allora mi ha asciato entrare.
I: Cosa pensi di queste punizioni?
A: Io penso che se loro non fanno queste cose non possiamo studiare bene, se loro non danno queste regole non possiamo rispettare i professori, i compagni, e non possiamo studiare bene. Io penso questa cosa.
I: Tu cosa pensi delle punizioni?
A: Se non fanno queste cose i ragazzi non rispettano, alle superiori ti tolgono i punti perché non sono come i bambini che li obbighi a fare qualcosa altrimenti io ti picchio. Per quello hanno messo queste regole... ti ti togono i punti e devi rimanere a rifaro, non puoi andare avanti.
I: Ora parliamo della scuola in Itaia. Dove vai a scuola?
A: A Maggianico.
I: Quante persone siete in classe?
A: Massimo ventiquattro.
I: Prova a ricordarti il tuo primo giorno di scuola in Itaia. Come è andata?
A: I primo giorno di scuola sono entrato in classe e ho avuto tanta paura. Mi chiedevo se ce la facevo ad affrontare perché non capivo l'italiano e non conoscevo nessuno e come avrei fatto a conoscere amici e ho avuto fortuna perché ho incontrato amici che parlano francese. All’inizio non era facie per me.
I: Qual' è la cosa più bella della scuola in Italia?
A: La cosa più bella è che i professori si impegnano troppo per aiutarci a capire bene le cose.
I: Invece quella più brutta?
A: Non ne vedo.
I: Ci dici tre regole della scuola italiana?
A: Le stesse cose. Durante a lezione non puoi telefonare, parlare per disturbare e quando l’insegnante parla non puoi parlare.
I: Che cosa succede se non vengono rispettate queste regole?
A: Danno note.
I: Se potessi scegliere manderesti tuo figlio in una scuola in Itaia o in Burkina?
A: In Italia.
I: Perché?
A: Spiegano un po’ meglio e fanno ancora tante cose.In Burkina la scuola è costosa e se una persona non ha sodi non può andarci. Nelle scuole pubbliche non ci sono tante cose così i professori posso fare quello che vogliono, possono dire studiano bene, loro fanno quello che vogliono perché sono scuole pubbliche invece nelle scuole private se non hai tanti soldi non puoi mandare tuo figlio perché costa tanto.

Famiglia
I: Da quante persone è composta a tua famiglia?
A: C’è mia mamma. Io sono qua in Italia con mia mamma, con mio fratello maggiore che è sposato e tre sorelle.
I: Dove vivete?
A: Noi abitiamo a Olginate e mio frateo ad Olgiate Molgora.
I: Chi è la persona più importante della tua famiglia?
A: Tutti sono importanti per me.
I: Con chi stavi quando eri piccolo?
A: Io ho vissuto con persone che non sono i miei parenti. Ho vissuto con i nostri vicini di casa. Quando ero piccolino non ho studiato a casa, sono andato da un’atra parte a studiare. Quando c’era vacanza venivo a casa mia. Quando ricominciava ancora la scuola andavo via a studiare.
I: Che lavoro fanno i tuoi genitori?
A: Mio padre è qua ma c’ è anche i mio zio che faceva commercio.
I: Come era la tua casa?  
A: Bella, un po’ bella, era grande. Io dico così ma perchè era una casa familiare. C'erano anche i miei zii.
I: Dimmi tre valori, tre cose importanti che ti ha insegnato a tua famiglia?
A: La mia famiglia mi dice sempre di fare attenzione di non bere acool, di non fumare, di rispettare le persone più grandi di me.
I: Qual' è il ricordo più bello che hai della tua famiglia?
A: Non mi ricordo.
I: Qualcosa che avete fatto insieme, una festa, una gita?
A: Ho fatto un incidente col motorino e loro hanno chiamato all’ospedae per curarmie dopo anche loro, preoccupati, sono venuti velocissimi a vedermi perché ero un po' lontano. E così ho saputo che io ero importante per loro perchè hanno fatto una cosa che penso che loro mi vogliono tanto bene per questo mi hanno fatto tante cose perchè c'era tanta distanza. Loro non hanno tante possibilità ma sono riusciti a venire lì.
I: Quale invece il ricordo più brutto, una cosa difficile che è successa.
A: È successo che è morto mio fratello.
I: Immagina di avere una valigia e di mettere tre cose de tuo Paese da portare in Italia. Possono essere delle cose o anche delle persone importanti. Cosa metteresti?
A: Se mi sposo lì posso portare mia mogie qua.
I: Ma adesso, non c'è quacosa che ti manca de tuo Paese?
A: Mi mancano i miei amici perchè ho nostalgia. I miei amici. Mi ricordo quello che abbiamo fatto insieme, abbiamo studiato insieme.
I: Quindi vorresti avere qua i tuoi amici?
A: Si, se avessi possibilità...
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