?? anni. Burkina Faso
 

Intervistatore: Come ti chiami?
Abdoullaye: Abdoullaye.

Scuola
I: Elenca 3 regole che ti ricordi:
A:
Non copiare. Non parlare in classe, non litigare e non disturbare.
I: Cosa succedeva se non venivano rispettate?
A: Dipende dalla classe. Nelle classi primarie il professore picchiava,nelle classi superiori ti toglieva i punti.
I: Sei mai stato punito?
A:
Si. Quando i sono ci compiti da fare e io li ho sbagliati o quando il prof ti dice di stare zitto.
e io continuavo a parlare.
I: In che modo?
A:
Picchiare o fare male.
I: Cosa hai provato? (paura, tristezza, vergogna, rabbia)
A:
Paura.
I: Cosa pensi di queste punizioni?
A:
Boh. Sono le regole, sono scritte cosi. Bisogna rispettare quelle regole.
I: Vale il tuo titolo di studio in Italia?
A:
No.
I: Ora pensa alla tua scuola qui in Italia… Vai a scuola?
A:
Si.
I: Dove?
A:
A Maggianico.
I: Quante persone siete in classe?
A:
Venti.
I: Ora chiudi gli occhi… immagina di essere in classe il primo giorno.. cosa vedi? Quali profumi? Quali rumori? Quali emozioni provi?
A:
Il primo giorno sono arrivato in ritardo perché avevo perso il treno. Sono andato a Lecco ho preso un altro treno. Sono andato dal preside ho detto che volevo fare scuola di lingua. Mi hanno mandato dal professore di lingua e mi ha detto che la scuola cominciava alle 9.00 e di venire a scuola alle 9 e non alle 9,30.  Avevo un po’ paura perché non conoscevo nessuno.
I: Qual è il ricordo più bello, la cosa più bella?
A: La lingua, mi piace la lingua. Parlare italiano senza fare errori.
I: Quello più brutto?
A: La mancanza di competitività e sapere chi è più forte.
I: Elenca 3 regole
A:
Rispettare il professore. Non copiare.
I: Cosa succede se non vengono rispettate?
A: Niente.
I: Se potessi scegliere manderesti tuo figlio in una scuola italiana o del tuo paese?

A:
In Italia.
I: Perché?
A:
Perché è nato in Italia, vorrebbe fare la sua vita in Italia.

Famiglia
I: Da quante persone è composta la tua famiglia? 
A: 6
I: Dove vivete?
A: A Calolziocorte.
I: Chi è la persona più importante?
A:
Mio zio. Perché sono cresciuto con lui, mi ha insegnato tante cose. Mi ha insegnato a dire la verità. Mi ha sempre aiutato a fare i compiti. Parlava piano e non urlava su di me. Non mi picchiava.
I: Con chi stavi quando eri piccolo?
A:
Con mio zio e mio fratello e i miei cugini. I miei genitori erano qua. Mi sono mancati molto. Le mie sorelle sono nate qua. Io non ho conosciuto mio padre. Lui era gia qua, veniva tutti gli anni in Burkina e stava due mesi non aveva tempo di conoscermi bene. Invece mia mamma l’ho conosciuta, a 10 anni è venuta qua..
I: Il venire in Italia e l’inserirsi in una famiglia che non conoscevi
A: È stato difficile, perché non capivo la lingua e con le mie sorelle io parlavo la lingua del mio paese e loro in italiano; anche con mio padre è stato difficile parlare, non riuscivo a parlare con lui, ero un pò timido con lui, non conoscendolo bene avevo un po’ paura. Piano piano abbiamo cominciato a parlare. Adesso parliamo un po’, non tanto. Diverso rapporto con la mamma; quando ho paura di chiedere a mio padre chiedo a mia mamma. Lo zio lo sento al telefono. Mi piacerebbe che mio zio venisse a visitarmi ma deve tornare in Burkina perché la sua famiglia è lì, non può lasciare la sua famiglia.
I: Quale lavoro facevano i tuoi genitori?
Com’ era la tua casa?
Elenca tre valori, cose più importanti che ti ha insegnato la tua famiglia?
Prova a chiudere gli occhi… cosa vedi? Cosa senti? Quali profumi? Quali rumori? Quali emozioni?
Qual è il ricordo più bello?

A: (lunga pausa senza che affiori un ricordo, alla fine:) quando nascevano i bambini di mio zio facevano una festa.
I: Quello più brutto?
A: Forse il litigio continuo di mia madre con la famiglia di mio padre. Hanno fatto un grande litigio. Non venivano a casa nostra. Non ci parlavano. Poi, dopo molti anni, si sono riavvicinati un po’.
I: Immagina di avere una valigia e puoi mettere tre cose del tuo paese: cosa sceglieresti?
A: (dopo un lunghissimo cercare...) Forse gli amici. Ero sempre con loro; ma quando li chiamo da qui non rispondono, non riesco a sentirli.
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