Qual'è la cosa più interessante nel lavorare per Angelo Cupini?
Che ti ascolta e di conseguenza ti lascia parlare. Che siano la bocca o le mani a comunicare questo non è mai stato affar suo, ma è impegno demandato a chi lui stima o decide di coinvolgere nelle sue idee. Io ho questa fortuna. Mi è permesso di lasciare libere le mani, di produrre quello che il cuore sente risuonando con l'energia che permea le mura de La Casa sul Pozzo.
La libertà, perchè stiamo parlando di un diritto inequivocabile, di poter parlare, non è cosa scontata con i tempi moderni: tutto sembra a briglie sciolte quando puoi raggiungere quello che vuoi, invece tutto sta subendo un processo di conformazione e appiattimento formale e di contenuti che da come risultato il più delle volte un rumore di fondo simile al silenzio. Ed è proprio lì che io come essere umano e (perché no?) artista pongo il mio sguardo.
Il linguaggio ha radici ben più profonde del colore della pelle, del suono e del portamento, il linguaggio si radica nella storia delle persone, nel vissuto e nelle emozioni che albergano negli esseri umani, noi parliamo non solo con la bocca, ma anche con la postura, i gesti e le scelte. Potremmo dire che il linguaggio è conforme al vissuto di ogni essere umano e che quindi ha una diversificazione profonda a prescindere dall'idioma che ci appartiene. Il linguaggio diventa quindi un contenitore nel quale depositare, ripescare e osservare parole come: rispetto, amore, comprensione, odio, rabbia, felicità e tristezza. E il bello è tutto qui, nell'atto del confronto, dell'incontro, del mixaggio (come direbbe un dj) delle esistenze e della possibilità di fare tutto ciò senza sentirci mai fuori luogo. La libertà di essere se stessi senza vergogna, senza timore, senza pregiudizi verso chi da parte a te, diverso da te, alberga comunque la tua esistenza e ne fa parte anche se al confine, lontano dalla quotidianità.
Il linguaggio per me è sinonimo in primis di accoglienza, principio che per il suo valore intrinseco è la risposta unica di fronte alla paura del diverso.
Realizzare la possibilità che mi viene data quando comunico con spontaneità ciò che penso, accellerando il processo sinaptico che collega il mio cervello al mio corpo, mi da un senso di euforia e quasi di onniscienza verso quello che sento. Quando esisto. E questa felicità diventa incontenibile quando ai miei segnali, altri esseri umani rispondono, si confrontano e mi stimolano. Quante volte vi è capitato di non sentire il passaggio fra il pensiero e il gesto? Solo quando state estremamente bene. Solo quando guadagnate la vostra identità come parte di un insieme di verità.
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